Finalmente l’ho terminato. Dopo due mesi ho finito di leggere “Il tamburo di Latta” di Gunter Grass.
E’ oggettivamente un libro incredibile e impressionante. Non un libro leggero, no, anzi è necessario a volte un certo sforzo per non perdersi dietro le descrizioni particolareggiate (barocche?) e la tecnica narrativa assolutamente di classe. Spesso mi ha ricordato il Moby Dick di Melville ma mentre in questo ci si perde in descrizioni di mare e capodogli, di balene franche e spermaceti - mondo comunque limitato seppur vario e di mio gradimento - in quell’altro capita che Oskar il treenne, Oskar il gobbo e deforme - valente tamburino fin dall’età di tre anni, età in cui fissò la sua altezza a novantaquattro centimetri - narra col suo tamburo tutto il mondo attorno a sé attraversando il nazismo e la seconda guerra mondiale.
Il libro è sparso di trovate che definire geniali può sembrare addirittura riduttivo.
E’ impossibile tentare un abbozzo di trama e allora mi limito a riportare quello strano riassunto che lo stesso Oskar fa nella stanza di Klepp, l’obeso suonatore di flauto sempre a letto e depresso: