Qui in calafrica, a causa della pioggia di martedì scorso, il carnevale si è protratto fino ad oggi e si è concluso con il concerto dei Kalamu, qui in piazza sotto casa mia, sotto un vento freddo e con una temperatura di pochi gradi alla quale non siamo tanto abituati.
Devo dire che questi ragazzi non li avevo mai ascoltati dal vivo, pur essendo paesani e pur essendo i classici ragazzi che incontri per strada senza accorgerti che siano loro. E invece stasera, ossia fino dieci minuti fa, li ho ascoltati con attenzione e, vivaddio, con l’allegria che riescono a trasmettere.
Suonano e cantano bene musica popolare calabrese, anche se non solo quella, e lo fanno con fantasia, passione e allegria. L’instancabile Irene ha una voce potente e che sembra fatta apposta per la canzone popolare e nonostante le quattro gonne, una più una meno :), a guisa di nonna Bronski del Tamburo di latta, non s’è fermata un secondo non solo cantando bene ma anche suonando il flauto e ballando a perdifiato. Una front-girl di tutto rispetto. Ma tutti, indistintamente, meritano applausi sinceri.
C’è da dire che sono talmente bravi da rimettere a nuovo anche l’unica nota, o quasi, canzone popolare calabrese
C’è stato di bello che alla fine tutta la piazza, nonostante il freddo pungente, ballava al ritmo di brani quasi sempre modellati sulla tarantella calabrese, sulla quale non è affatto facile esprimere tanta fantasia. E considerando le difficoltà che si hanno da queste parti mi viene spontaneo dire “Bravi! Ragazzi
“
Anche se non c’ero e qui tra poco nevica nonostante s’immagini che la terra ellenica sia sempre soleggiata, dico e grido anche io Bravi Ragazzi.