Bell'Italia and Calabria and eNews27 Mar 2008 06:38 pm

Ci sono posti che hanno la capacità di portarti fuori dal mondo, pur essendo quasi in piazza, luoghi in grado di drenarti stress e arrotolamenti cerebrali senza quasi fartene accorgere.

Civita, Cifti, è uno di questi: è a sette km dall’uscita di Frascineto dell’avventurosa A3, alle falde del Pollino. E’ fatto proprio così: giri l’angolo e ti ritrovi in uno dei paesaggi più belli della Calabria. In lontananza vedi la piana di Sibari, e sopra la tua testa la Timpa del Demonio che sovrasta le celebri gole del Raganello con l’altrettanto famoso Ponte del Diavolo.

Ponte del Diavolo

Ci sono stato il week end delle Palme, in preda a una vorticosa rotazione indotta in aree in cui la simmetria sferica è solo di nome, e già allora l’effetto terapeutico fu tale da impedire nefaste conseguenze sui miei vicini.

Ci sono tornato per la sera di pasquetta e soprattutto per il giorno dopo, il martedì dopo Pasqua, per vedere da vicino - finalmente - le Vallje, le tradizionali sfilate e danze in costume caratteristiche dei paesi albanesi della Calabria, ma non solo di quelli calabresi.

Valljie - Civita

A Civita, a conti fatti, se non sei un appassionato di natura, non c’è molto da girare: il museo della cultura e delle tradizioni arbresche, la splendida chiesa di Santa Maria dell’Assunta - tutta ovviamente in stile bizantino - i vari belvederi situati a strapiombo sulle gole del Raganello, i comignoli delle vecchie case. Il Ponte del Diavolo, le gole stesse e diversi altri itinerari sono per chi ha da scarpinare un po’ e alcuni tracciati sono solo per esperti.
Ma il paese vero e proprio è piccolo e lo si gira in un paio d’ore e sembrerebbe che, dopo questo tempo, non rimanga nulla da fare. Tuttavia anche a perder tempo si trova da sciogliere le tossine “cittadine” o “lavorative” in genere in ogni angolo del borgo. La gente è d’un ospitale che è fuori moda, oramai, quasi ovunque e non ci si sente mai di troppo. In ogni caso, dopo un po’, ci si dimentica che a 7 km c’è l’autostrada.
Civita, lo si è capito è uno dei paesi dell’Arberia, la cui origine risale all’arrivo dei profughi Albanesi in Italia ai tempi dell’espansione dell’impero ottomano. Non tanto antichi, quindi, specie se rapportati a zone della Calabria che hanno oltre 2500 anni di storia alle spalle. Eppure è bello vedere come qui si riescano ad alimentare quegli elementi di tradizione che altrove, seppur diversi, sono scomparsi.

Vallje - Santa Sofia D’Epiro

Le Vallje sono uno di questi: oramai confinate solo a Civita e a Frascineto - per quanto m’è stato spiegato - ma caratterizzate dalla partecipazione di “delegazioni” di altri paesi, da diverse regioni.
Oggi la gente s’è cominciata a vedere giusto dopo pranzo, ma il tempo non è stato affatto favorevole, e nonostante la pioggia i balli lungo le vie del paese non si sono risparmiati. I gruppi, bambini compresi, hanno tenuto duro anche sotto la fastidiosissima pioggia fredda spinta a folate dalla tramontana.

Vallje - Santa Sofia D’Epiro

A Civita si posson fare tante cose, in realtà, ma assistere alle Vallje è probabilmente la più affascinante per la sua semplicità e intensità.

Vallje - Civita

Dimenticavo: a Civita si mangia benissimo, tantissimo (andateci piano con le portate!) e si dorme comodamente con davvero pochi soldi. (Per i consigli, chiedere in privato…)

3 Responses to “Le Vallje di Civita”

  1. on 27 Mar 2008 at 22:38 Sandro

    che spettacolo…
    il patrocinio dell’unesco???
    ;)

  2. on 28 Mar 2008 at 12:51 biagiod

    Mi fa piacere che si dia spazio alle manifestazioni etnico/culturali-religiose della nostra area sui post dei blog.

    Anch’io ne ho fatto cenno qui:
    http://naturalmentepollino.wordpress.com/2008/03/10/pasqua-nel-pollino3-la-vallja/

    P.s. guarda anche questo video, sicuramente riconoscerai la colonna sonora:
    http://naturalmentepollino.wordpress.com/2008/03/10/pasqua-nel-pollino2-i-battenti/

    Comunque complimenti per le foto sono davvero ottime.

  3. on 31 Mar 2008 at 10:04 Αερικό

    Beh, mi ricorda tanto le continue feste popolari che fanno qui in Grecia in tutti i piccoli centri e non solo, dove la cultura e le usanze popolari non muoiono mai.
    I giovani ancora imparano le danze tradizionali, anche se magari vivono in una città grande (5 mil. di abitanti) come Atene.
    Noi abbiamo barattato da tempo le nostre identità culturali. Un popolo senza memoria storica è un popolo destinato a morire.
    Bravo capo :)

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