Pubblicato il 22 08 2009 ¬ 0:52h.Paskal1 Commento »
Metti che esci per una cena a base di cinghiale e ti ritrovi a dover aprire una bottiglia di champagne con la “sabre a champagne” (divertente, lo ammetto. per quanto incredibile a prima vita!) e poi inaspettatamente ti ritrovi a dover parlare di infinito con un bambino di otto anni in francese … Come cavolo fai a spiegare che l’infinito non è solo un otto coricato (“un huit a neuf heur“, mi ha detto lui)? Ma, soprattutto, come rispondi alla domanda “di che colore è l’infinito?”? (PS: Le foto del tappo le farò domani!! Stasera è troppo tardi!)
E’ forse la frase più ricorrente di Mississipi Adventure noto anche come Mississipi Crossroads. Per chi ama la musica, e quel genere di musica, è un gran bel film, a cavallo tra missing song e patti col diavolo. Memorabile il duello finale, che tanto da solo non fa spoiler:
A suonare entrambe le parti è il grande Steve Vai, mentre il finale è il capriccio Op.1 N.5 del nostro Niccolò Paganini.
Pubblicato il 27 07 2009 ¬ 21:48h.Paskal2 Commenti »
Sono anni che uso OpenDNS, praticamente dal momento in cui l’ho scoperto. E’ veloce, funzionale e non devo litigare coi vari DNS che mi capitano quando sto in giro. Da non molto OpenDNS ha integrato un web content filtering che, tra gli effetti collaterali, ha avuto quello di contrassegnare (taggare?) vi.sualize.us, uno dei più quotati servizi di condivisione di immagini, come nudity/pornography. Certo, si può fare qualcosa per evitare il problema. ma la procedura presentata è solo per windows e io oramai accedo a windows si e no un paio di volte al mese. Ho pertanto inviato una email cortese e di ringraziamento dicendo, in sintesi: “siete grandi, sono stato fedelissimo, ma non mi posso fidare delle censure altrui e in più non mi date un client per linux. Grazie, ma sono costretto a passare ad altri…” Mi hanno risposto, e pure rapidamente. Non una risposta da faq preconfezionata, ma ben circoscritta. Ne cito un pezzo
Sorry to hear you are having problems, though these can easily be resolved.I agree that the domain should not be tagged in nudity/pornography. I
have sent this to the moderators to remove those tags and only place it in the photo sharing category.<br />Also, ddclient is a Perl script, described at <a href="http://www.opendns.com/support/article/192" target="_blank">http://www.opendns.com/<wbr/>support/article/192</a><br />After you create a network in OpenDNS with name "home", and set it for
dynamic update, here's what your config file should look like:<br />... omissis ...<br />Please let us know if you have any further questions or concerns. We are happy to help!<br /><br />Daniel Gifford<br />Community Manager<br />OpenDNS.com<br /><a href="http://twitter.com/opendns" target="_blank">http://twitter.com/opendns</a>
Niente a che vedere, come si può vedere, col ‘servizio clienti’ di trenitalia o di qualsiasi compagnia telefonica italiana (ho un carteggio con wind in cui a ogni mia diversa domanda veniva risposto sempre esattamente con la medesima risposta!!). La cosa che va sottolineata è che a OpenDNS io non ho mai dato un centesimo e usufruisco solo dei servizi gratuiti.
Intercity Plus (plus cosa?) 522 del 22/07/2009 da Scalea verso Roma: si parte con 40 minuti di ritardo annunciati a ritmo di 5 alla volta in meno di 20 minuti. La carrozza 1 di prima classe è fuori servizio causa porte rotte, la seconda è già piena e la gente della prima rimane in piedi. Si arriva a roma coi canonici 28 minuti di ritardo per non beccare il bonus. Intercity Plus (mi domando sempre plus cosa?) 521 del 23/07/2009 da Roma verso Scalea. Pronto al binario 11 in perfetto orario. Ops manca il locomotore, la prima carrozza (prima classe) è sempre fuori servizio, tutti nella seconda che nel frattempo ha raggiunto temperature indicibili (no locomotore +carrozza senza aperture = no aria, cottura lenta). Partiamo con un’ora di ritardo, si arriverà con un’ora e dieci. In serata apprendo che i colleghi privilegiati che han preso l’alta velocità da Roma a Napoli sono arrivati con 45 minuti di ritardo. Un’azienda italiana.
Ieri ho assistito all’ottima serata della formazione “Carioca” di Bollani, qui a Scalea, e sono tornato davvero soddisfatto. Il gruppo è composto sempre dai due nostrani al sax e al clarinetto, Mirco Guerrini e Nico Gori, ed è supportato per l’occasione dai sudamericani Z Nogueira (sax), Marco Pereira (chitarra), Jorge Helder (contrabbasso), Jurim Moreira (batteria) e Armando “Maralinho” Maral (percussioni). E’ davvero un’ora e mezza, da consigliare, di musica ad alto livello e con sonorità raffinate e belle. Tutto il repertorio è incentrato – lo dice il ragionamento stesso … chi era? Ferrini? – sul Brasile e su composizioni dei grandi maestri brasiliani. Un po’ a desiderare la location (mo si dice così) che, per quanto carina, non ha certo il fascino dei castelli napoletani o dei borghi medioevali in cui mi è capitato di ascoltare qualcosa di buono. In più non si perde il vizio, anzi lo si rafforza sempre più, di una percentuale di posti (almeno un’ottantina) “riservati” alle autorità e amici, il pubblico scroccante, e i soliti idioti. Tra questi ultimi cito le tre anziane sedute dietro di me che sembravano a un salotto da inciucio (ammazza la vecchia col crick …) e la brasiliana – o presunta tale – completamente ubriaca che lanciava urli di approvazione da destare la voglia di soffocamento da parte di diverse persone. Ah, il tutto a 20 gradi … ma non era estate?
Pubblicato il 10 06 2009 ¬ 12:11h.Paskal2 Commenti »
TopCased è uno dei tool open source per la progettazione di sofware più completi che io conosca.
Si tratta di un software piuttosto corposo basato su Eclipse e distribuito come bundle (RCP) nella versione a 32 bit. Non esiste una simile distribuzione a 32 bit.
Tuttavia non è complicato anche installarlo su sistemi operativi a 64 bit (io ho usato ovviamente la Linux x64). Gli step necessari sono sostanzialmente due:
Installare prima di tutto Eclipse in una distribuzione a 64 bit (nel mio caso Linux x64);
Dopo aver girato un bel po’ per un tool di supporto alla progettazione di database che fosse realmente di utilità per il lavoro, ho scoperto – su indicazione del buon Luca Fabbri – il canadese Power*Architect. Si tratta di un ottimo tool opensource, disponibile sia in versione community che col supporto a pagamento, veramente di ottima fattura e con un notevole numero di funzionalità disponibili spesso nei software a pagamento. Sul mio Ubuntu x64 ho avuto solo un problema di qualche noioso errore sulla schermata iniziale che scompare disattivando la visualizzazione della stessa (tanto non serve a molto ).
Qualche incertezza l’ho trovata sul reverse engineering di un modello. Tuttavia il problema è sorto dopo aver fatto modifiche piuttosto “pesanti” sia alle chiavi primarie che esterne e soprattutto “riciclando” i nomi di alcune di esse. Il tentativo di applicare le modifiche al database fisico ha portato a diversi errori, quasi sicuramente dovuti alla confusione in cui ho indotto il modellatore. Tuttavia lavorando per step elementari, ossia salvando e applicando subito le modifiche alle chiavi riusando solo in un secondo momento i loro nomi, si supera abbastanza facilmente anche questo inconveniente. Delle numerose altre funzioni ancora non so dire, ma so di sicuro che Visio scompare completamente dalle mie macchine, sia reali che virtuali .
Pubblicato il 16 05 2009 ¬ 18:20h.Paskal3 Commenti »
Credo che poche iniziative in rete hanno destato in me un’emozione così forte come Playing For Change. Nata dalla testa di Mark Johnson, un produttore e (se ho capito bene, anche) regista, è un’idea veramente straordinaria che raccoglie – nell’esecuzione di grandi standard della musica moderna – i più grandi artisti di strada (io adoro Grandpa Elliot!) oltre a un numero crescente di, diciamo così, ‘stanziali’ (tra cui Bono, Manu Chao, Jackson Browne) ognuno nella propria città e nella propria strada o balcone o vicolo.
Qui vi riporto il video di una mirabile Stand By Me di Ben E. King, ma sul loro sito potete trovare gli altri episodi del viaggio attorno al mondo.
Sul sito della fondazione si può aderire al movimento possono anche essere effettuate delle donazioni per le iniziative collegate.
Una chicca nostrana: gli artisti italiani presenti sono Stefano Tomaselli di Pisa e Roberto Luti, di Livorno. Chissà se Mark Johnson è conscio dell’impresa realizzata mettendo assieme un pisano e un livornese… (continua…)
Awstats normalmente viene utilizzato all’interno di un chron job in modo da aggiornare periodicamente il database dei log del web server secondo un determinato file di configurazione (/etc/awstats/qualcosa.conf).
Durante il processo di aggiornamento awstats salta i record più vecchi di quelli già elaborati indipendentemente da altre condizioni.
Può capitare, invece, di voler creare nuove elaborazioni in funzioni di modifiche fatte al file di configurazione o anche di un nuovo file di configurazione.
Lo scenario più comune è quello in cui solo gli ultimi due log sono disponibili (tipicamente in /var/log/apache2) mentre gli altri, a causa della periodica rotazione, continuano ad essere presenti nella medesima directory ma in formato compresso gzip.
Per poter rielaborare tutti i log, quindi, è necessario scompattare tali file e riprocessarli in ordine temporale inverso, ossia dal più vecchio al più nuovo.
Ecco gli step da seguire, una volta che si siano già effettuate tutte le necessarie modifiche al file di configurazione di awstats che, per semplicità, chiameremo sublogic.conf.
Creare una directory temporanea
Copiare i file *.gz che interessano in tale directory, lasciando inalterati data e ora.
Scompattare tali file
Chiamare awstats per ciascuno di tali file in ordine temporale inverso
Dal punto di vista del codice questo si trasforma in (continua…)
Era da un po’ di tempo che m’ero ripromesso di parlare di questo libro di Gianrico Carofiglio. Nè qui né altrove – con il dovuto sottotitolo una notte a Bari - è uno di quei libri che finiscono per piacermi molto. E’ sostanzialmente un testo senza trama, una sorta di resoconto – tutt’altro che giornalistico – di una notte a Bari che per chi, come me, ha avuto anche lontanamente a che fare con questa città è effettivamente – nella sua brevità – un cospicuo contenitore di ricordi. In particolare m’ha stupito come ha saputo rievocare i tempi di una Bari passata, di quando ancora l’Olivetti era distribuita tra via Fanelli e via Alberotanza, prima ancora di essere spostata a Bitritto. E io, temerario, a volte andavo li per lavoro prendendo il rapido (o era già intercity?) da Paola impiegandoci ben 5 ore, di cui un paio almeno di locomotore diesel. Era pur sempre la Bari dei consigli tipo “Dotto’, non c’andate con la macchina in centro che non è detto che se parcheggiate la ritrovate” oppure “No no, non c’andate a visitare la cattedrale di sera da solo, meglio di no”. Eppure è sempre stata una città affascinante, pur nel suo schematismo stradale ossessivo, che per fortuna trova poi ampi punti di rottura. Una città dove non si mangia bene, ma benissimo. E dove ora, da un po’ di anni, si può tranquillamente andare in giro anche per la città vecchia senza timore alcuno. E Carofiglio la racconta, sembra quasi una fotografia animata, in maniera discreta ma profonda. E che costringe quasi a fermarsi in diversi punti per dedicare un pensiero in più a qualche frase. Come quando dice che in fondo Bari è la vera città di Babbo Natale. Peccato che se lo siano fregati gli altri, aggiungo io. Come tante cose nostre…